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CRISTIANO GODANO Tre atti d'amore per Nabokov (uno di tre) 7 novembre 2009 - maggio 2010 Qualche mese fa Sonia Rosso ha voluto farmi sapere che ci teneva a una mia collaborazione nel contesto di una sua iniziativa dal titolo "Nel nome del padre". Per essa un artista viene invitato a dare testimonianza del suo debito e della sua riconoscenza nei confronti di chi lo ha fortemente ispirato. Un padre, giustappunto, capace di instillare nell'animo del discepolo-ammiratore gocce su gocce di fascinazione, di stupore, di gratitudine. Nonostante la soddisfazione nel ricevere l'invito in questione e il conseguente entusiasmo, non mi è stato semplice accettare: non frequento il mondo dell'arte con le sue esposizioni, e un po', lo ammetto, è per via di un sentimento non conciliante con alcune cose che lo riguardano, e che mi procurano l'incapacità di stimare appieno il tipo di creatività che oggigiorno è spesso alla base di molte opere. Ma ancor di più non mi è stato facile accettare per il mio timore di inadeguatezza: io sono un musicista rock e un autore di testi, e non ho nulla a che fare con le arti figurative, poichè non sono uno che disegna, non sono uno che fotografa, non giro video; e non plasmo materie e materiali, e nemmeno li assemblo. Alla fine però qualche molla interiore ha avuto più impeto e forza di ribellione delle ritrosie che tendevano a schiacciarle, e la loro spinta mi ha proiettato verso la decisione di accettare. Ho scelto Vladimir Nabokov perchè, nel corso di una quindicina d'anni almeno, sono stato via via stregato dalla sua spettacolare genialità, dal suo estro imparagonabile e dalla forza delle sue invenzioni, capaci di risplendere e trionfare sull'incanto di tutti coloro che si sono dimostrati disponibili a seguirlo. Un artista vero, lavoratore strenuo, autore di architetture testuali massicce e inattaccabili: procura un senso di vertigine darsi la pena di cercare di capire realmente la generosità e la caparbietà (oltre che il talento) alla base dei suoi lavori. Stanti così le cose, è evidente che il mio approccio in questo contesto è all'insegna dell'umiltà e della devozione, in assenza di una vanità che risulterebbe fatalmente perdente. Il primo passo dei tre programmati (la canzone che state per ascoltare o che avete appena ascoltato) è il risultato delle mie competenze specifiche, senza pretendere di invadere territori non miei, e le parole del testo sfiorano più o meno (in)direttamente alcuni ambiti del suo fare poetico, disseminati ovunque nelle sue opere. E in effetti al Nabokov poetico, al Nabokov tenero e comprensivo, al Nabokov buono e ingenuo (ovvero le sue caratteristiche più disconosciute dai detrattori e dagli incapaci a comprendere, fra cui buona parte dei suoi stessi ammiratori) si rivolgono i miei sforzi, sentendo nel mio intimo che potrebbe essere la chiave giusta per sperare in una sua gentile e ipotetica accettazione di questo tributo. Grazie Vladimir Nabokov Cristiano Godano ps: confesso che mi piace moltissimo l'idea che chiunque entri in questo spazio non abbia motivi di distrazione alcuna e, contornato da quattro semplici pareti bianche, al chiaro dei neon soprastanti, sia costretto ad ascoltare e basta. L'idea in questione è di Sonia, e le sono grato.
in occasione del progetto "Nel nome del padre" Da tempo mi interrogo rispetto alla combinazione tra musica, colore e immagine. Da qui l’idea di proporre ad un musicista una mostra. Con "Nel nome del padre" l'artista invitato rende un omaggio ad una figura importante per la sua vita e la sua carriera. Nabokov e la sinestesia (i "suoni hanno un colore", scriveva in Ada o ardore), la scrittura per immagini, la pittura della parola e il dettaglio come arte. Nessuna scelta poteva essere più gradita e nessun titolo più appropriato. Atto d'amore: non l'ossequio pedante, non l'inchino riverente, ma l'attraversamento della difficoltà per approdare ad una scrittura inedita e preziosa. Cristiano Godano respira Nabokov: lungo l'inganno del virtuosismo, nella musica della parola, nell'eleganza dell'incedere dei testi delle sue canzoni. Per il primo appuntamento, ecco "Nuvole", una canzone inedita. Per i prossimi sei mesi, "Nuvole" potrà venire ascoltata esclusivamente in galleria, con il silenzio e il raccoglimento che merita e, per quasi un anno, rimarrà nella memoria di chi l'avrà ascoltata in questo spazio. Solo successivamente, al termine dei tre atti, verrà prodotta in edizione limitata. Lontana dall'essere una scelta elitaria, questa mostra è una provocazione rispetto all'odierna diffusione della musica che, pur apprezzabile per la fruizione democratica e accessibile, rischia la saturazione a discapito dell'autenticità e della qualità. Regalando a questa canzone un luogo in cui poter ripetutamente tornare per goderne la bellezza, si è voluto rimarcare quanto l'ascolto esiga, invece, il tempo e la memoria (temi, peraltro, cari a Nabokov). Ringrazio Cristiano Godano per avermi portato a rileggere Nabokov, lontano da sterili dialoghi e accademismi, con l'intelligenza dell'interlocuzione, tra la discussione e il malinteso, essenziali nella comunicazione Un ringraziamento particolare a Gianni Maroccolo per la sua preziosa collaborazione, ai Marlene Kuntz, a Valentina Sina e Valeria Scaloni per il loro indispensabile lavoro e ad Antonella Silvestrini e Luigi Rosso per i suggerimenti e il confronto costante. E ringrazio mio padre, Bruno Rosso. Sonia Rosso, novembre 2009 |
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